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Prosek croato, Bruxelles apre e serve fermare un nuovo scippo al made in Italy

A inizio giugno, insieme agli altri colleghi della Lega al Parlamento europeo abbiamo inviato una lettera al Commissario Ue all’Agricoltura Wojciechowski per esprimere la nostra grande preoccupazione per la richiesta, da parte della Croazia, di iscrivere il vino ‘Prosek’ nell’elenco delle indicazioni geografiche tutelate dall’Ue. La risposta del Commissario, putroppo, non fa che alimentare le nostre preoccupazioni. Secondo Wojciechowski, infatti, ‘l’omonimia’ tra il Prosecco e quello croato ‘da sola non è un fattore sufficiente per il rigetto di una domanda. Due termini omonimi possono coesistere a determinate condizioni’, aggiunge. Nella lettera, il Commissario non fa nessun accenno all’aspetto centrale di questa vicenda, ossia che la denominazione d’origine del Prosecco, al contrario del prodotto croato, lega inscindibilmente il suo nome a quello di un territorio ben definito e di grande valore: le colline del Prosecco, che sono tra l’altro iscritte nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco. Non si tratta solo di omonimia, dunque, ma di difendere da forme di concorrenza sleale una eccellenza del made in Italy che ha radici ben definite. Il Prosecco è abituato da tempo a fare i conti con falsi e imitazioni in giro per il mondo. Consentire ciò all’interno del mercato europeo vuol dire tradire i principi su cui di basano i regimi di qualità dell’Ue. La procedura di valutazione del Prosek è in corso. Il governo si attivi per fermare un nuovo scippo al made in Italy. Noi della Lega continueremo la nostra battaglia in tutte le sedi possibili.