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Ho scritto alla UE: il granchio blu minaccia il nostro Adriatico

Riguarda anche l’Europa l’emergenza rappresentata dalla diffusione del granchio blu nelle acque del mar Adriatico. Si tratta dell’invasione di una specie non autoctona che sta danneggiando gravemente l’intero ecosistema lagunare veneto, e non solo, a causa della sua riproduzione rapida e incontrollata. Gli effetti impattano negativamente la biodiversità e creano preoccupanti squilibri sulle specie indigene, mettendo a rischio di estinzione anche le nostre “moeche”.

Tale fenomeno, purtroppo, non è isolato e dipende dagli effetti del cambiamento climatico di cui l’Ue deve farsi carico. Ecco perché, raccogliendo l’allarme lanciato dalle categorie del settore e già oggetto di un intervento in Consiglio regionale, ho inviato un’interrogazione alla Commissione europea affinché affronti la problematica delle specie non autoctone nel Mar Mediterraneo e tenga conto degli effetti di tale predatore sugli stock soggetti a valutazioni scientifiche e contingenti di cattura e sulla pesca. Si tratta di tematiche che da tempo sto portando avanti a Bruxelles, dove ho già presentato una proposta per impegnare l’Ue sulle conseguenze dei cambiamenti climatici sulla pesca

Turismo: UE fermi la corsa alla concorrenza sleale

La scorsa estate i nostri operatori turistici hanno dovuto fare i conti con i corridoi proposti da Austria. Adesso, è la volta dell’Olanda, che sta valutando la creazione di una ‘bolla’ con Germania e Belgio, una sorta di area di libera circolazione per consentire gli spostamenti senza restrizioni dei turisti di questi Paesi. Si tratterebbe, qualora andasse in porto la proposta, che è stata avanzata dal settore turistico olandese e presentata alla tv pubblica, di una palese forma di concorrenza sleale. Inoltre, verrebbe meno il rispetto dell’intesa raggiunta in sede Ue per un pass turistico comune tra gli Stati membri. Ecco perché la Commissione europea dovrebbe intervenire per bloccare sul nascere un’iniziativa del genere e garantire regole uguali per tutti. Il turismo italiano ha già sofferto abbastanza e l’azione di Bruxelles è stata finora fallimentare.

Tamponi gratuiti in tutta UE per favorire il Turismo!

Il via libera del Parlamento europeo al Certificato verde digitale è un buon punto di partenza per i cittadini e il settore del turismo. Grazie al lavoro che abbiamo svolto con la Lega, nel testo sono stati apportati dei miglioramenti rispetto alla proposta originale della Commissione Ue. Ci teniamo a precisare che il certificato servirà (qualora entrasse in vigore) solo per gli spostamenti da e per l’estero, e che tale documento non è un passaporto vaccinale e che pertanto non discriminerà tra chi ha fatto il vaccino e chi no. Al contrario, dovrà servire a impedire restrizioni alla libertà di circolazione dei cittadini europei come quelle a cui abbiamo assistito durante la pandemia, e a fermare sul nascere forme di concorrenza sleale come i corridoi turistici della scorsa estate. Ecco perché in tutto questo un punto deve essere centrale: occorre potenziare i test rapidi antigenici negli aeroporti, e tali test devono essere gratuiti e garantire, in caso di risultato negativo, soggiorni senza obblighi di quarantena. E’ questa la chiave di volta se vogliamo promuover una reale ripartenza in sicurezza del turismo estivo.

L’UE ascolti i produttori di vino, servono fondi straordinari dopo le gelate

Le gelate dei giorni scorsi hanno causato un danno gravissimo alla nostra agricoltura, che secondo le organizzazioni di settore ammonta a circa un miliardo di euro. Tra i comparti più colpiti c’è quello vitivinicolo, dove in alcuni casi la perdita della produzione è stata pressoché totale. Ecco perché servono interventi urgenti e straordinari anche da parte dell’Unione europea, come richiesta dalle organizzazioni di produttori di Italia, Francia e Spagna. Un appello al quale mi unisco. Il comparto del vino è stato e continua a essere tra i più colpiti dalla pandemia. Le gelate rischiano di infliggere un colpo durissimo a una produzione tra le più importanti per l’Ue e il suo export. Ecco perché Bruxelles non può voltarsi dall’altra parte.

Farm to Fork, approvati emendamenti Lega a difesa pescatori, su parità genere e valorizzazione del ruolo lungo la filiera

Nel parere sulla strategia Farm to Fork da parte della commissione Pesca, approvati tre emendamenti presentati dalla Lega per migliorare il testo. Grazie alle nostre iniziative, viene sottolineata la necessità di un approccio olistico tra le diverse strategie e politiche Ue in materia, nonché l’importanza del ruolo delle donne nei processi di trasformazione, valorizzazione e commercializzazione del pescato. Il settore subisce già un forte abbandono, dimostrato dalla contrazione dei dati sui lavoratori dipendenti tra il 2008 e il 2017, che si attesta sul – 27%, lavoratori che sono per la quasi totalità uomini: solamente il 4% è, infatti, costituito da donne, e intendiamo proprio ripartire da qui per invertire la rotta.
Inoltre, abbiamo voluto porre l’attenzione sull’approccio talvolta iniquo della grande distribuzione nei confronti della pesca artigianale. Chiaramente la Gdo fornisce dei contributi positivi, soprattutto in termini di qualità, tipicità e internazionalizzazione del nostro prodotto, ma dobbiamo evitare la tendenza attuale ad una concentrazione generale del mercato, agevolando la conclusione di accordi che riconoscano il valore del lavoro dei produttori primari, e quindi della pesca artigianale. Basti pensare che esportiamo prodotti ittici per circa 130 milioni di euro, mentre ne importiamo per un valore vicino ai 1,8 miliardi di euro. Va, quindi, adeguatamente promossa la valorizzazione lungo la catena del valore nel settore, agevolando gli operatori della filiera, nonché quelli del commercio.
In una discussione che troppo spesso è sbilanciata verso il perseguimento di un’agenda ideologica e difficilmente realizzabile, esprimiamo soddisfazione per l’approvazione dei nostri emendamenti, proposte concrete e di reale interesse per il settore.

Bene stop Bruxelles a riso dal Myanmar, altra vittoria della Lega al governo

Lo avevamo chiesto già in passato, dinanzi alla brutale repressione della minoranza Rohingya, e lo avevamo ribadito nelle scorse settimane, di fronte al sanguinario colpo di Stato in atto: i dazi agevolati che l’Ue continua a garantire alle importazioni di riso dal Myanmar sono uno schiaffo ai valori che la stessa Ue ha sancito nei suoi trattati e che dovrebbero essere alla base delle sue relazioni commerciali internazionali. Oltre a rappresentare una palese forma di concorrenza sleale nei confronti delle nostre imprese. Per questo, esprimo soddisfazione per la decisione del Consiglio Ue di sanzionare la Myanmar Economic Corporation, ossia l’ente gestito dall’esercito brimano da cui dipende la gran parte delle esportazioni di riso prodotto nel Paese. Ed esportato in Europa. I dazi agevolati, purtroppo, restano ancora in vigore, ma in questo modo blocchiamo l’invasione di riso dal Myanmar e togliamo colpiamo un governo militare che sta reprimendo la popolazione, calpestando democrazia e diritti civili fondamentali. Merito anche delle pressioni che la Lega, attraverso il Parlamento europeo e il governo, ha fatto su Bruxelles. Un’altra vittoria per la democrazia e i nostri agricoltori.

Mangiare carne non è un reato, basta demonizzare allevatori

La legittima battaglia per rendere più sostenibile il comparto agroalimentare non può trasformarsi in una caccia alle streghe contro chi consuma e produce carne. Mangiare carne non è un reato, e gli allevatori non sono dei delinquenti che vanno eliminati dai finanziamenti europei. Lo dico innanzitutto alle ong come Greenpeace, che continuano a usare la loro forza mediatica e i lauti compensi privati (su cui bisognerebbe un giorno fare chiarezza), per mettere pressione sulla Commissione europea affinché elimini i prodotti a base di carne e latticini dai fondi comunitari per la promozione dei beni agoalimentari all’estero. Fondi che, per esempio, servono ai nostri consorzi anche per tutelare pezzi pregiati del made in Italy da falsi e imitazioni.

Ma lo dico anche alla stessa Commissione europea, che sembra cedere a queste pressioni. Lo dimostra il questionario, denunciato dagli allevatori italiani, in cui si chiede un parere ai cittadini su come indirizzare la revisione della politica agricola Ue nel 2021. Peccato che prima di fare rispondere i cittadini, il questionario ricordi che tale politica dovrebbe favorire ‘il passaggio a una dieta più vegetale, con meno carne rossa e/o lavorata insieme ad altri alimenti legati al rischio di cancro’. Si tratta di un sondaggio subdolo, che sembra volere sposare le tesi vegane (e di potenti multinazionali) per cui in futuro dovremmo mangiare solo carne prodotta in laboratorio. Contro tutto questo bisogna alzare la voce a Bruxelles, come stiamo facendo da tempo noi della Lega: in ballo c’è il futuro di un settore e di migliaia di lavoratori che hanno già fatto grandi passi avanti per rendere la zootecnia più sostenibile. E che, al contrario di quello che dice Greenpeace, merito maggiori sostegni proprio per proseguire in questo percorso.

Il certificato verde digitale è una buona idea se fa ripartire turismo, ma chiarezza su test e vaccini

La proposta della Commissione Ue per l’istituzione dei certificati verdi digitali è una buona base di partenza, ma occorre che questo tipo di misura faccia ripartire il turismo in sicurezza e garantisca il diritto di tutti gli europei alla libera circolazione. Ecco perché occorre fare maggiore chiarezza su test e vaccini. Gli stessi esperti Ue dell’Ecdc, per esempio, hanno sottolineato che la vaccinazione non è garanzia di assoluta mancanza di rischio nella trasmissione del virus. Ecco perché io credo che i tamponi siano la chiave di volta per rilanciare i viaggi in estate. E proprio per questo debbano essere agevoli e gratuiti.

Approvato regolamento controlli, il Grande Fratello per i pescherecci

Prendiamo atto che l’Ue, purtroppo con la complicità di Pd, M5s e Iv, conferma di non tutelare i pescatori: il nuovo Regolamento Controlli rappresenta l’ennesima occasione mancata da Bruxelles. Era un’opportunità per semplificare l’intricata normativa europea sulla pesca, rendendola più equa e di buon senso. La Lega ha tutelato i pescatori dicendo un forte e chiaro no alle telecamere a bordo e proponendo anche misure salvagente per scongiurare il peggio: il voto del Parlamento europeo va nella direzione purtroppo opposta, dando una sferzata finale alla revisione del Regolamento che non andrà ad aiutare un settore già fortemente colpito dalla crisi.

Si verrà infatti a creare un vero e proprio ‘grande fratello‘ a causa dell’installazione obbligatoria delle telecamere CCTV per le imbarcazioni sopra i 12 metri identificate come ad alto rischio di inosservanza dell’obbligo di sbarco. Norme più severe anche per il giornale di pesca elettronico e il Vessel Monitoring System; e invece di rendere più proporzionate le sanzioni amministrative, si prevede un inasprimento, con sanzioni penali. Il testo, quindi, peggiora quanto prodotto dalla commissione Pesca, dove siamo almeno riusciti a inserire maggiore flessibilità sul margine di tolleranza per le stime di peso e a migliorare la tracciabilità dei prodotti ittici, a tutela dei consumatori. Al rammarico per l’approvazione del nuovo regolamento, anche la delusione per l’esclusione di tutti gli emendamenti proposti dalla Lega, a sostegno degli interessi dei pescatori italiani. Un’occasione gettata al vento: l’auspicio ora è che, in sede di negoziato, l’Italia si opponga in Consiglio e dica no a provvedimenti che, anziché aiutare i nostri pescatori, li penalizza.

Corte conferma grave errore di Bruxelles, ora l’Ue risarcisca i risparmiatori delle Popolari venete

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha confermato quanto già stabilito da una precedenza sentenza: la Commissione Ue ha commesso una grave errore quando, nel 2015, bloccò il salvataggio della banca italiana Tercas da parte del Fidt poiché bollato come una violazione delle regole del mercato interno. Da quella decisione errata scaturì il provvedimento politico dell’allora esecutivo italiano che, nel 2015, optò per il bail-in anticipato di quattro banche, tra cui le due popolari venete e Banca etruria.

In altre parole, lo stop a Tercas fu la base giuridica del famigerato Salvabanche, che ebbe, come è noto, conseguenze devastanti per i risparmiatori e per gli istituti di credito. Ecco perché mi unisco all’iniziativa della Lega al Parlamento europeo nel chiedere alla Commissione di risarcire quanti sono stati danneggiati dal provvedimento oggi dichiarato illegittimo.

Inoltre, vogliamo chiarite le responsabilità ascrivibili ai membri della precedente Commissione. Ho ancora negli occhi l’immagine di Luigino, il pensionato che si suicidò dopo aver perso i risparmi di una vita a causa del Salvabanche. Siano fatte verità e giustizia anche in suo nome.