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L’UE risarcisca i nostri produttori

La decisione dell’Irlanda, avvallata dalla Commissione europea, di introdurre nel suo territorio un’etichetta allarmistica sulle bottiglie di vino, sul modello di quanto avviene per le sigarette, è un pericoloso precedente. Al Parlamento eravamo riusciti a bloccare una proposta del genere, avanzata dallo stesso esecutivo Ue. Ma il caso irlandese potrebbe rilanciare questa ennesima eurofollia. Per questo, ho presentato un’interrogazione alla Commissione affinché chiarisca le ragioni per cui non ha tenuto conto della posizione del Parlamento. E ho chiesto anche di compensare le perdite economiche e di immagine che colpiranno un settore strategico italiano ed europeo come quello del vino. La salute va tutelata, ma non distinguere tra consumo moderato ed eccessivo non aiuta nessuno.

La commissione non distrugga i passi avanti

Al Parlamento europeo abbiamo fatto la nostra parte: la risoluzione sulla piccola pesca costiera votata a Strasburgo riconosce il valore e il ruolo strategico di questo comparto, e contiene importanti proposte che, se adottate, potranno contribuire al suo rilancio. La Commissione tenga adesso conto di questa posizione, in particolare per quanto riguarda il Regolamento Controlli e la revisione della Politica comune della pesca. Bruxelles non distrugga la pesca artigianale, che è il cuore della pesca europea e ne incarna i valori e le tradizioni più profonde. La pesca europea vuole vivere e per farlo occorrono investimenti e ricambio generazionale. Per questo, nella risoluzione, abbiamo chiesto e ottenuto di valorizzare giovani e donne; di favorire la vendita diretta per aumentare la redditività dei pescatori e promuovere i prodotti locali; e di destinare i fondi Feampa per ammodernare le imbarcazioni e garantire più sicurezza e agibilità a bordo. Inoltre, come già fatto in passato in occasione di un report di cui sono stata relatrice, nel testo abbiamo ribadito che l’Ue deve considerare tutti i fattori che impattano sui mari, e non solo la pesca. Tanto più quando parliamo della piccola pesca artigianale, che è sostenibile, selettiva e ha un minore impatto rispetto altre attività marittime.

Il radicchio è a rischio, servono misure di sostegno

Misure concrete per salvaguardare il settore del radicchio di Treviso Igp e incentivare pratiche agronomiche alternative ai metodi tradizionali, come l’utilizzo di semi autoresistenti, per aiutare i coltivatori a contenere i danni causati dal meteo anomalo. A causa delle alte temperature e delle piogge fuori stagione registrate finora, il settore del radicchio di Treviso è in forte crisi La frequente ricorrenza di stagioni invernali sempre più miti sta rendendo il territorio tipico del radicchio poco adatto alla coltivazione, con il rischio concreto di una perdita media del 20-30% della produzione di radicchio di Treviso Igp. Ciò potrebbe obbligare molti agricoltori della zona a abbandonarne la produzione locale, alla ricerca di terreni con un clima più freddo che possano garantire la continuità di una delle eccellenze del made in Italy. I coltivatori stanno valutando di utilizzare semi autoresistenti con piante che si possano adattare nel tempo al nuovo clima e autodifendersi senza l’utilizzo di sostanze chimiche, andando a ridurre così anche l’utilizzo di prodotti fitosanitari. Serve un chiaro intervento da parte dell’Europa. Il radicchio non è solo un simbolo del made in Italy, ma è un’eccellenza europea che non possiamo perdere. Occorrono misure concrete di sostegno al settore e investimenti per l’innovazione. I nostri agricoltori non possono essere lasciati soli dinanzi a una sfida epocale.

Con accordo UE fatti passi in avanti per tutelare nostre marinerie

L’accordo raggiunto al Consiglio Ue sul regolamento per le opportunità di pesca 2023 contiene sicuramente diversi aspetti positivi per le nostre marinerie, dalla riduzione dei limiti di cattura della pesca dei gamberi di fondo, alla possibilità della pesca dell’anguilla nel mese di dicembre, passando per l’incremento di oltre 530 tonnellate della quota destinata all’Italia per la cattura del tonno rosso, *che auspichiamo venga ripartita anche tra la pesca artigianale per permettere ai nostri pescatori dell’Adriatico di poterne beneficiare.* Passi avanti che vanno ad aggiungersi alla deroga Ue sulla taglia minima per la pesca delle vongole nell’Adriatico che abbiamo ottenuto grazie a una grande battaglia politica al Parlamento europeo. Adesso, bisogna continuare su questa strada, cercando di proteggere meglio i nostri pescatori dalle importazioni e dalla concorrenza sleale di Paesi terzi. La sovranità alimentare deve ripartire anche dal mare.

Abbiamo salvato la deroga!

Per l’ufficialità bisogna attendere ancora qualche giorno, ma già oggi possiamo dirlo con una certa sicurezza: la deroga Ue sulla taglia minima per la pesca delle vongole nell’Adriatico è salva, e scatterà per altri tre anni. Oggi, infatti, scadeva il termine ultimo per presentare eventuali obiezioni all’atto delegato della Commissione europea, unico ostacolo verso il rinnovo dell’autorizzazione alle nostre marinerie. Ma al Parlamento Ue, i gruppi di maggioranza hanno dichiarato che non si opporranno.

Il rischio di uno stop era più che concreto, come avevo denunciato fin dal principio dell’iter: le lobby spagnole avevano fatto pressioni sui deputati europei per bloccare la deroga. Ma grazie a mesi di lavoro puntuale e costante in commissione Pesca, siamo riusciti a far capire ai colleghi stranieri la fondatezza dell’atto delegato e delle prove scientifiche presentate, compresi i grandi meriti delle nostre marinerie, capaci di dimostrare con i fatti che la gestione delle vongole in Adriatico è ottimale anche sotto il profilo ambientale. Fondamentale in tal senso, è stata la tavola rotonda che ho organizzato con la rappresentanza italiana in Ue, le associazioni di pesca e i consorzi di gestione delle vongole in Adriatico.

Siamo riusciti a compattare anche il fronte italiano, dimostrando ancora una volta che quando si fa sistema-Paese, le battaglie si vincono. Adesso, aspetteremo il 22 dicembre, termine ufficiale, prima di festeggiare, come già fatto in passato: questa sarebbe la terza battaglia vinta per la deroga sulle vongole. Dal 2019 a oggi, siamo riusciti a passare da un rinnovo annuale, a uno triennale, dando così più certezze alle nostre imprese ittiche e tutelando una delle eccellenze del made in Italy

Rischia di saltare, fermiamo l’attacco ai pescatori italiani

Oggi in commissione Pesca al Parlamento europeo, i gruppi di maggioranza capeggiati dagli eurodeputati spagnoli hanno chiesto 2 mesi in più per valutare l’atto delegato sulle vongole proposto dall’esecutivo Ue. Se la proposta dovesse passare, la deroga per i nostri pescatori, che Bruxelles vuole rinnovare per altri due anni, rischierebbe di saltare, bloccando di fatto il comparto delle vongole dell’Adriatico. Ecco perché l’Italia deve fare subito squadra per impedire questo attacco alle nostre marinerie: intendo convocare una cabina di regia con la Rappresentanza italiana dell’Ue e tutti gli eurodeputati italiani per fare sistema contro questo ennesimo tentativo di concorrenza sleale da parte della Spagna.

Non c’è nessuna ragione valida per contestare l’atto delegato. L’Italia ha fornito evidenze confermate da ben due organi scientifici autorevoli sul fatto che la deroga sulle vongole in Adriatico non incide negativamente sulla risorsa. Anzi, grazie a un egregio lavoro di monitoraggio e gestione da parte delle nostre marinerie, in questi anni abbiamo assistito a un ripopolamento e addirittura al raddoppio dello stock. Mai come prima d’ora abbiamo avuto uno stock di vongole così in salute. Quella della pesca delle vongole nell’Adriatico è una storia di successo, una buona pratica a livello europeo per l’ambiente, il mare e l’ecosistema. Ecco perché va promossa, e non ostacolata. Ritardare la deroga sarebbe uno schiaffo a tutti quei pescatori, non solo italiani, che stanno facendo sacrifici enormi per mantenere in vita un’attività così importante nel rispetto delle regole.

Acquacoltura può ridurre dipendenza, promuoverla sia priorità UE

Da Strasburgo arriva oggi una chiara indicazione: l’acquacoltura europea può e deve essere al centro delle politiche agroalimentari dell’Ue. Il suo potenziale di crescita non è ancora sfruttato a pieno: dagli allevamenti Ue arriva solo il 10% del pesce consumato dai cittadini europei, mentre su scala globale tale quota supera il 50%. Il risultato è che l’Europa importa oltre il 70% dei prodotti ittici che consuma. È ora di invertire la rotta: promuovere la nostra acquacoltura vuol dire ridurre la dipendenza dall’estero, ma anche avere prodotti alimentari sostenibili e di qualità, e creare nuovi posti di lavoro, soprattutto nelle regioni costiere. Per farlo, serve innanzitutto un quadro giuridico favorevole alle imprese, che tenga conto di tutti e tre i pilastri della sostenibilità: economico, sociale e ambientale. Il nuovo meccanismo di assistenza all’acquacoltura può essere uno strumento innovativo, a patto che coinvolga tutte le parti interessate nella sua creazione. Inoltre, occorre rafforzare la ricerca e l’innovazione.
Sono contenta del risultato raggiunto con questo report. In commissione Pesca, siamo riusciti a fare inserire nel testo anche il problema dei cormorani,  ben presente in Italia. Grazie ai nostri emendamenti, il report ha un forte focus sulla salvaguardia delle piccole medie e micro imprese, e  chiede all’Ue di investire su larga scala attraverso misure di mitigazione e adattamento per prevenire e ridurre l’impatto di catastrofi ed eventi meteorologici estremi. Infine, abbiamo chiesto e ottenuto che l’Ue si impegni ad affrontare l’aumento dei costi legati a energia elettrica e gas.

Su vongole punto e a capo, sola a combattere in Europa

Ci risiamo: a pochi mesi dalla scadenza della deroga in vigore, i deputati spagnoli dei gruppi di maggioranza in commissione Pesca al Parlamento europeo hanno dichiarato che presenteranno una nuova obiezione per impedire all’Italia di pescare le vongole al di sotto della taglia minima Ue. L’hanno definita ‘una truffa’, ‘uno scherzo’, quando invece ci sono fior di evidenze scientifiche che dimostrano come la deroga sia un atto di giustizia nei confronti delle imprese italiane. La taglia minima fissata dal regolamento Ue per ragioni di salvaguardia della risorsa, infatti, non ha senso nelle acque lagunari del Mar Adriatico. Gli studi ufficiali hanno confermato che i nostri pescatori sono riusciti a garantire uno sfruttamento sostenibile dello stock di vongole e, al contempo, a preservare lo stato di salute dei fondali, ricevendo così il plauso della stessa Commissione. Gli spagnoli avrebbero potuto fare altrettanto, presentando risultati nei loro mari, ma non l’hanno fatto. È chiaro, dunque, che l’obiezione spagnola è l’ennesimo tentativo di ostacolare il lavoro svolto dai comitati scientifici, in primis CSTEP e Medac. Noi lo impediremo: oggi in commissione Pesca sono stata l’unica deputata italiana presente a difendere un comparto così importante per la nostra economia. Mi auguro che da qui in avanti l’Italia giochi di squadra. Lo abbiamo fatto due anni fa, vincendo la battaglia. Faremo di tutto per riuscirci anche stavolta.

Misure adottate finora insufficienti, serve azione forte a sostegno di famiglie e imprese

Le misure adottate finora dalla Commissione europea per contrastare i rincari energetici si sono rivelate insufficienti e all’orizzonte non si vedono ancora proposte concrete che possano avere effetti reali sul mercato energetico. È fin troppo evidente che occorre cambiare passo, senza perdere altro tempo, perché ci sono aziende che rischiano di chiudere o che hanno già chiuso. Da parte mia, oltre a firmare assieme ad altri colleghi una lettera inviata alla presidente Ursula von der Leyen e alla commissaria Ue all’Energia Kadri Simson, ho presentato una interrogazione urgente alla Commissione per sottolineare proprio l’assoluta necessità di misure immediate e strumenti aggiuntivi, compreso un tetto al prezzo del gas a livello europeo. Gli importi delle utenze triplicati rispetto all’anno precedente rischiano infatti di vanificare gli investimenti sostenuti dagli imprenditori per il post-Covid, e di affossare aziende e PMI di diversi comparti, dall’agricoltura al turismo, come denunciato nei giorni scorsi, tra l’altro, dal settore alberghiero a Caorle con una unanime iniziativa di protesta della Federalberghi. E la situazione in Veneto è destinata a peggiorare per i servizi di alloggio e ristorazione, come ribadito dalla Confcommercio, per le forniture di energia elettrica e gas, e in Italia si prevede un incremento incontrollato dei costi dell’energia con rincari medi del 300% e punte del 600%. Alla Commissione ho chiesto pertanto di definire ed elencare chiaramente sia le cause di questo continuo aumento spropositato dei prezzi, sia l’ammontare dei danni ai cittadini derivato dalle speculazioni che riguardano tale settore.

Pesca – Feampa, nuovo documento migliorato grazie al buonsenso

Dopo lo storico successo ottenuto nei mesi scorsi al Parlamento Europeo, quando venne accolta la nostra obiezione all’atto delegato sull’inammissibilità delle domande al Feampa, ora un altro importante risultato ottenuto dalla Lega: nel nuovo atto delegato proposto dalla Commissione sono state accolte molte nostre richieste, con un testo decisamente migliore e che risponde maggiormente alle esigenze dei pescatori. Mentre in precedenza non era presente alcun riferimento alla proporzionalità, il nuovo documento affronta e risolve numerose criticità con meccanismi che rispettano tale principio riguardo alle infrazioni. L’Ue ha seguito tutti i nostri suggerimenti, la Lega è stata l’unica in Ue a battersi per ottenere questi risultati. Nella pesca professionale, la nuova versione prevede la soglia di 9 punti – non più 7 – per determinare l’inammissibilità delle domande, con diversi livelli di sanzione per inadempimento degli obblighi di registrazione e comunicazione delle catture o dati relativi alle catture e per l’utilizzo di attrezzi vietati dalla normativa comunitaria. Come da noi richiesto, finalmente l’Ue ha applicato una distinzione tra concetto di ‘colpa’ e ‘dolo’ nella reiterazione delle infrazioni, una distinzione fondamentale a difesa dei pescatori onesti. E un altro importante chiarimento è sul recupero dei finanziamenti in caso di infrazioni commesse dopo aver ricevuto sostegni: l’importo da restituire sarà proporzionato a natura, gravità e reiterazione delle infrazioni. Passa la nostra linea ed esprimiamo grande soddisfazione: non solo Bruxelles ha riconosciuto i propri errori, ma li ha anche corretti dando ascolto alle nostre proposte. Non è solo un successo della Lega, ma un successo del buonsenso e degli interessi dei pescatori italiani. Avanti così.
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