Scelgo Conte!

Categoria: Comunicato Stampa

Il Governo vuole dare il colpo di grazia agli albergatori

Nel settore alberghiero, il calo tendenziale del fatturato è dell’88,3%. Lo sappiamo da inizio pandemia che il turismo sarebbe stato colpito con forza dal lockdown. L’estate non è bastata a dare quell’ossigeno di cui imprese e lavoratori avevano bisogno: in molti hanno ancora i battenti chiusi e la seconda ondata potrebbe dare il colpo di grazia. I ristori, se e quando arriveranno, non basteranno certo a salvare uno dei pezzi portanti dell’economia italiana. E il governo sta peggiorando il quadro con un Dpcm che, denuncia Federalberghi, aggiunge caos al settore, vietando di fatto agli albergatori di fornire i pasti quotidiani ai propri ospiti, dalla prima colazione al pranzo alla cena. Molto probabilmente, chi ha scritto le regole del Dpcm, non ha idea di cosa significhi condurre un’attività imprenditoriale. Tanto più un albergo.
Se il governo vuole che gli alberghi chiudano lo dica chiaramente e se ne assuma le responsabilità.

Dall’ue nuovo colpo ai nostri allevatori

Purtroppo, le lobby della carne in laboratorio hanno avuto la meglio sui piccoli allevatori: il Parlamento europeo ha respinto le nostre richieste di vietare l’utilizzo di nomi come “hamburger”, “salsiccia” o “latte” per commercializzare prodotti che non sono di origine animale. Attenzione, io non demonizzo nessuno. Ma questa è concorrenza sleale ai danni del nostro settore zootecnico. Le cose devono essere chiamate con il giusto nome. Chiedevamo solo questo. Più trasparenza per il consumatore affinché potesse fare autonomamente le sue scelte in modo consapevole. L’Europa, ancora una volta, si piega agli interessi di parte e calpesta i nostri allevatori e prende in giro i consumatori. E lo fa grazie alla complicità dei deputati 5 stelle, che hanno votato a favore della finta carne, tra l’altro in rotta di collisione con il Pd. Dopo il Mes e la Pac, questo governo continua a spaccarsi sulle questioni più importanti per i nostri cittadini e le nostre imprese. L’Italia non merita di essere rappresentata da un esecutivo incapace e diviso.

Disabilità: serve più attenzione

Durante la pandemia, le agenzie nazionali dell’Ue, gli ospedali e il Centro europeo per la prevenzione delle malattie hanno dimostrato di avere la capacità e le competenze per presentare una panoramica in tempo reale dei pazienti affetti da Covid-19. Lo stesso, purtroppo, non avviene per i cittadini europei affetti da disabilità. I dati Eurostat in merito presentano notevoli lacune. Mancano informazioni come la categorizzazione disaggregata per tipo di disabilità, i dati sui bambini con disabilità di età inferiore ai 16 anni e quelli sulle persone che risiedono negli istituti di cura. Tali carenze sono un grave limite per le politiche europee perché ostacolano il processo decisionale istituzionale, e inoltre impediscono un corretto orientamento delle attività di ricerca e sviluppo del settore privato verso i reali bisogni di chi soffre di disabilità. Per questa ragione, insieme ad altri colleghi del Parlamento Ue, presenteremo una interrogazione alla Commissione europea affinché istituisca un registro, aggiornato in tempo reale e dettagliato, delle persone affette da disabilità nell’Ue, con focus sui livelli nazionali e regionali. Un registro che colmi le lacune sopra citate, comprese quelle relative alle persone ospitate nei centri assistenziali.

Basta criminalizzare la pesca italiana, noi primi in UE per controlli

Ieri a Bruxelles è stata presentata la ricerca sullo stato d’attuazione del regime Ue di controllo della pesca. Ricerca da cui emergono dati che, senza le opportune precisazioni, rischiano di dipingere i nostri pescatori come dei criminali. A quanto pare, la principale causa di tale percezione errata va cercata nei ritardi e nell’incompletezza con cui le autorità italiane hanno fornito i dati all’Ue.

Secondo quanto scritto, ad esempio, si dice che l’insieme delle infrazioni di Italia e Spagna superano le infrazioni di tutti gli altri Stati membri: “Con un totale di 6,893 infrazioni, l’Italia si posiziona seconda nella classifica degli Stati che trasgrediscono di più, in particolare in riferimento ai dati di cattura, alle dimensioni delle reti utilizzate e alla pesca dei sotto-taglia”. Una situazione disastrosa, se non fosse che queste cifre non rapportano il numero di controlli effettuati in Italia rispetto al numero dei controlli condotti negli altri Stati membri.

L’Italia insieme alla Spagna, infatti, è il Paese che esegue più controlli di tutti: dal 2016 i controlli sono addirittura raddoppiati ed emergono quindi più casi. Le sanzioni, poi, sono spesso severe, tant’è che sono state ritirate o sospese ben 118 licenze a differenza di altri Stati. Ecco perché occorre presentare le statistiche in modo adeguato affidandosi a percentuali e non a numeri assoluti: se io faccio meno controlli, è normale che risultino meno infrazioni.

Inoltre, le fonti citate nel rapporto appartengono per la maggior parte a esponenti di Ong o a articoli di cronaca: perché non coinvolgere anche le associazioni di categoria o i pescatori stessi? E’ ora di dire basta alla criminalizzazione dei nostri pescatori.

Le infrazioni, spesso, sono dovute a norme eccessivamente stringenti e non sostenibili a livello lavorativo ed economico. Se si vogliono disincentivare le infrazioni, la filosofia del sospetto o le sanzioni sproporzionate non sono certo dei deterrenti a fronte di un reale problema di sostenibilità socio-economica. E’ una battaglia che sto conducendo nel quadro della revisione del Regolamento Controlli dell’Ue, a cui sto lavorando molto.

L’obiettivo è sviluppare un sistema che sia più semplice e non comporti costi e oneri burocratici aggiuntivi per tutti quei pescatori che a oggi si trovano spesso a dover fare i conti con norme frammentate e incerte. Trattati troppo spesso come carnefici e non come vittime dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento e della inutile burocrazia.

Nuovo colpo al comparto della pesca, il governo intervenga

Esprimo tutta la mia vicinanza ai pescatori e alle imprese colpiti dalla moria di vongole nel litorale adriatico tra Cervia e Cesenatico.

Un problema che si somma ai pochi giorni di pesca a disposizione dei pescatori a causa della scarsità di materia prima. Il governo nazionale e la Regione Emilia-Romagna battano un colpo. Occorre attivare subito il fondo di solidarietà nazionale, in modo da dare risposte in tempi rapidi alle difficoltà del comparto e delle famiglie. Ma bisogna mettere in campo anche azioni che consentano di far fronte a questo fenomeno, che purtroppo si manifesta ormai periodicamente, in modo strutturale.

Il tema degli effetti dell’inquinamento e del clima sull’ambiente marino e sulle attività di pesca non può essere più rinviato. È un tema che sto portando avanti al Parlamento europeo attraverso un’iniziativa legislativa volta a promuovere mezzi di sussistenza alternativi e migliorare la stabilità economica dei lavoratori della pesca colpiti da fenomeni come la moria delle vongole in Emilia-Romagna, o delle cozze in Veneto.

Sono contenta che questa iniziativa sia stata sottolineata con interesse dal Medac nella riunione di oggi incentrata proprio sul tema degli effetti dei cambiamenti climatici sulla pesca. Occorrono misure per promuovere la ricerca scientifiche, la mitigazione e l’adattamento, e strumenti ad hoc come gli aiuti specifici del Feamp

Macron tuona, l’UE si inginocchia?

Reputo irresponsabile e paradossale l’atteggiamento del presidente francese Emmanuel Macron, il quale in un momento così difficile per il suo Paese e per gran parte dell’Europa, si permette di intimare ai vertici del Parlamento europeo di riportare la seduta plenaria a Strasburgo già dal prossimo mese. Irresponsabile, perché far spostare per appena 4 giorni di lavori migliaia di persone (tra l’altro con viaggi concentrati in determinate fasce orarie) rischia di favorire l’aumento di contagi tra il personale delle istituzioni. Tanto più che, stando ai media francesi, Strasburgo rischia di passare in zona rossa a causa dell’aumento dei casi di coronavirus.
Ma la richiesta di Macron è anche paradossale (e sintomo di una retorica ambientalista ipocrita), perché costringere migliaia di persone a spostarsi solo per una questione di orgoglio nazionale non solo costerà milioni di euro di fondi pubblici (la stima è che i traslochi pesino ogni anno oltre 100 milioni di euro), ma avrà un impatto sull’ambiente che, francamente, si potrebbe evitare (19mila tonnellate di Co2 prodotte annualmente nella spola tra Strasburgo e Bruxelles).
Dinanzi a una crisi come quella che stiamo vivendo occorrerebbe senso di responsabilità da parte di tutti. Quella che sembra mancare a Macron e ai suoi sodali, come l’ex premier Matteo Renzi.

No alla carne agli ormoni dal Canada, l’Ue tuteli la salute degli italiani e le nostre imprese 

Un rapporto del team di esperti della Commissione ha accertato che la carne che dal Canada arriva nei Paesi Ue grazie al Ceta, l’accordo di libero scambio entrato in vigore nel 2017, potrebbe contenere ormoni, cosa vietata in Europa dal lontano 1988.
Il motivo? Secondo gli esperti della direzione generale Salute di Bruxelles, il sistema di tracciabilità del bestiame nel Paese nordamericano presenta diversi “difetti”. I database incompleti non tracciano efficacemente gli animali etichettati come “privi di ormoni”, e questo comporta il rischio che quelli potenziali destinati al mercato Ue vengano confusi con il bestiame allevato con gli ormoni. L’audit indica anche un “potenziale conflitto di interessi” tra i veterinari responsabili della valutazione del rispetto delle norme sanitarie: lavorando a titolo privato, sono “pagati dagli operatori che controllano”, fornendo loro , parallelamente, “assistenza zootecnica e sanitaria”.
Ricordo che nei primi 6 mesi dell’anno, l’import di carne dal Canada verso l’Italia è aumentato del 98% rispetto allo stesso periodo del 2019. Come può l’Unione europea non fare nulla dinanzi alle conclusioni così preoccupanti dei suoi stessi esperti? Occorre agire e subito, sia per tutelare la nostra salute, sia perché questa situazione rappresenta una chiara forma di concorrenza sleale nei confronti dei nostri allevatori.
Ecco perché ho inviato, insieme ad altri colleghi, una interrogazione urgente alla Commissione europea chiedendo che blocchi subito l’import di carne dal Canada finché non verranno colmate le lacune nei controlli veterinari.

Finalmente il Parlamento Europeo lo condanna

Palesi violazioni degli accordi sui migranti, accordi costati 6 miliardi ai contibuenti europei. Un’escalation militare in pieno Mediterraneo per accaparrarsi i giacimenti di gas vicino Cipro. Non so cos’altro attendesse l’Europa da Erdogan per intervenire contro la Turchia.

Finalmente, il Parlamento europeo, con una risoluzione approvata a larga maggioranza, ha espresso una forte condanna nei confronti di Ankara per le recenti operazioni condotte nel Mediterraneo orientale sia per mettere le mani sul gas, sia per compromettere la  missione europea sul controllo sull’embargo delle armi alla Libia. Come Lega e gruppo Id, abbiamo provato a rendere ancora più forte la condanna, chiedendo l’inserimento nella risoluzione di una chiara presa di posizione contro l’ingresso della Turchia in Europa e a favore del blocco dei finanziamenti Ue ad Ankara. Purtroppo, il nostro appello non è stato raccolto, ma abbiamo comunque votato a favore della risoluzione.

Oggi, bisognava dare un messaggio ad Erdogan. E grazie anche alla Lega, Bruxelles, una volta tanto, lo ha fatto.

Moria di Cozze in Veneto, Governo sostenga il settore

Dopo il lockdown, un’altra grana si abbatte sul settore della pesca in Veneto. Da metà agosto, gli allevamenti di cozze di Pellestrina sono affetti da una misteriosa moria di mitili che ha più che dimezzato la produzione.
I biologi stanno portando avanti le analisi per capirne le cause, anche se i sospetti convergono sulle alte temperature e sul riversamento in mare di acque dolci sospinte dal vento di scirocco. Tutto ciò avrebbe contribuito a stressare le cozze portandole alla morte. A prescindere dalla cause, resta l’urgenza di dare un sostegno ai mitilicoltori, che proprio in questi mesi cercavano di risollevarsi dalla crisi del Covid. Gli strumenti per farlo ci sono, il governo nazionale si attivi. Questo nell’immediato.
Nel lungo termine, bisogna fare in modo che le politiche europee di settore siano adeguate a rispondere alle conseguenze dell’aumento della temperatura delle acque marine per la pesca e l’acquacoltura. E’ una battaglia che mi vede impegnata in prima linea al Parlamento europeo, dove pochi giorni fa ho presentato un rapporto di iniziativa legislativa volto a promuovere mezzi di sussistenza alternativi e migliorare la stabilità economica dei lavoratori della pesca e dell’acquacoltura colpiti dagli eventi climatici avversi. Come gli allevatori di cozze di Pellestrina.

Da UE 211,7 milioni al Veneto per l’alluvione del 2019

La Commissione europea ha finalmente sbloccato il contributo da 211,7 milioni di euro destinato al Veneto per l’alluvione del 2019. Si tratta di risorse provenienti dal Fondo di solidarietà, per il cui stanziamento ci siamo battuti al Parlamento europeo fin da subito.

Con un iter che si è concluso nel giugno scorso con il voto favorevole dell’Eurocamera, ora Bruxelles ha messo a disposizione gli importi necessari a ripagare una parte degli interventi già conclusi e quelli in via di conclusione per i gravi danni causati da inondazioni e smottamenti, comprese le inondazioni a Venezia.

È una buona notizia, perché il nostro territorio ha bisogno di risollevarsi prima possibile dai duri colpi patiti in questi anni, per ultimo la grave crisi del Covid. Sono sicura che ce la faremo come abbiamo sempre fatto noi veneti: rimboccandoci le mani e lavorando sodo.