Scelgo Conte!

Mese: Novembre 2021

Via libera a Strasburgo alla nuova PAC

Con il voto della plenaria del Parlamento europeo, la riforma della Pac è realtà. Io e i colleghi della Lega al Parlamento europeo l’abbiamo sostenuta, nonostante i dubbi su come gli ecoschemi richiesti da Bruxelles incideranno concretamente sulla produzione delle nostre imprese. Dovremo fare di più, con meno risorse rispetto al passato. Una sfida che riguarda anche l’innovazione del settore primario, e che, sono sicura, gli agricoltori veneti sono già pronti ad affrontare. La palla, adesso, passa al governo, che dovrà tradurre i regolamenti europei della Pac nel Piano strategico nazionale. Mi auguro che in questa fase vi sia il massimo coinvolgimento delle Regioni e degli agricoltori. Bisogna evitare che le nuove norme penalizzino comparti strategici del made in Italy e della Dieta mediterranea, come già denunciato, per esempio, dai risicoltori. Bisogna al contrario valorizzare la competitività delle nostre aziende e circoscrivere i tanti obblighi e il carico amministrativo che la riforma inevitabilmente comporta.

Tagli inaccettabili per i risicoltori italiani

La nuova Pac potrebbe comportare un taglio ai pagamenti diretti per i risicoltori italiani tra il 50% e il 78%, secondo quanto denunciato al ‘Tavolo Riso’, convocato dal sottosegretario Centinaio al ministero delle Politiche agricole. Si tratta di una forte decurtazione, causata dai nuovi parametri di sostenibilità, e che rischia di mettere in ginocchio un comparto fondamentale del made in Italy.  Ricordo che l’Italia è il primo produttore europeo di riso e le sue imprese hanno fatto passi da gigante sul fronte della transizione ecologica. Il tutto nel contesto di un mercato europeo in cui i risicoltori italiani pagano un altissimo prezzo da parte della concorrenza di Paesi terzi a causa degli accordi commerciali di Bruxelles. L’Ue non può da un lato aprire la porta al riso estero prodotto con standard ambientali e lavorativi notevolmente inferiori a quelli europei, e dall’altro imporre alle nostre aziende un taglio sui pagamenti sulla scorta di parametri di sostenibilità più stringenti. Il combinato disposto di questa situazione non è solo una palese forma di concorrenza sleale, ma anche un controsenso in termini ambientali: si premiano le produzioni più inquinanti dei Paesi terzi a scapito di quelle più sostenibili dei nostri risicoltori. Tutto ciò è inaccettabile. Il governo lavori a una soluzione per limitare tagli e danni al comparto.

Decisione Consiglio di Stato cede ai diktat Ue, nostra battaglia al fianco di imprese e lavoratori italiani continua

Tanto tuonò che piovve: le pressioni della Commissione europea per colpire con la Bolkestein un comparto fondamentale per la nostra economia hanno sortito effetto. La decisione del Consiglio di Stato che fissa al 2023 la proroga delle concessioni balneari è assurda e incomprensibile. I burocrati di Bruxelles e i loro complici in Italia si rassegnino: la Lega continuerà a difendere un comparto strategico per il turismo italiano, che non necessita dell’apertura selvaggia a una presunta ‘concorrenza’ che, nei fatti e in termini concreti, è sempre esistita nel Paese. Il rischio che oggi potrebbe diventare realtà è l’annientamento di un tessuto di Pmi che da oltre sessant’anni fa parte della storia e della tradizione italiana. È forse un modo questo per preparare la svendita delle nostre spiagge, come quella della mia Caorle, alla mercé delle grandi aziende di altri Stati europei? I balneari italiani hanno bisogno di risposte chiare, non di ulteriori incertezze. L’impegno della Lega, in Europa come in Italia, resta immutato: andiamo avanti a testa alta, a difesa delle imprese italiane