Scelgo Conte!

Mese: Settembre 2021

La battaglia contro il Prosek è in salita

La battaglia per fermare la richiesta avanzata dalla Croazia alla Commissione europea per il riconoscimento del Prosek è purtroppo in salita. L’iscrizione nella Gazzetta ufficiale dell’Ue della domanda di Zagabria non è un mero atto formale, come sembra voler dire il ministro Patuanelli nella sua informativa di oggi al Senato. Il ministro dovrebbe sapere che tale passaggio è stato possibile perché Bruxelles ha già dato un primo via libera al Prosek, ritenendo la richiesta della Croazia in linea con i suoi criteri di ammissibilità all’elenco delle produzioni protette. Ce lo ha spiegato chiaramente la stessa Commissione rispondendo a una interrogazione che ho presentato insieme ad altri colleghi del Parlamento.

Ecco perché il ministro, come diciamo da mesi, deve attivarsi immediatamente in tutte le sedi per far cambiare idea a Bruxelles. Questa battaglia non è solo per un nome, ma per proteggere imprese e lavoratori di un marchio, quello del Prosecco, che rappresenta il nostro Paese e le cui colline sono un patrimonio dell’umanità Unesco. La Lega è pronta a fare le barricate, a Roma, a Bruxelles e in tutte le sedi per far cambiare idea alla Commissione europea. L’Italia faccia altrettanto, parlando a una sola voce per non farsi scippare le sue eccellenze.

Passi in avanti in Ue per ricambio generazionale del settore, serve fare di più

“Come evidenziato da un recente Eurobarometro, il consumo di pesce nell’Ue è in continuo calo – anche a causa della crisi pandemica – e questo apre a rischi per la salute umana per il suo importante apporto nutrizionale. Bisogna invertire il trend, per farlo è necessario sensibilizzare i consumatori a cambiare abitudini alimentari e arrestare il calo dell’occupazione nel settore. Siamo soddisfatti del risultato ottenuto al Parlamento europeo, con il via libera a un’iniziativa legislativa che punta a promuovere il ricambio generazionale dei pescatori. Il testo, su cui la Lega si è battuta con successo per migliorare la proposta iniziale, fornisce una serie di raccomandazioni volte ad aumentare il sostegno dell’Ue ai giovani.
Con il Feampa 2021-2027 abbiamo ottenuto misure che incentiveranno l’accesso alla professione e l’avvio di nuove imprese. Ma bisogna fare di più per attirare i giovani non solo verso le attività di pesca marittima, ma anche verso la gestione delle imprese della pesca e dell’acquacoltura, in modo da garantire il ricambio generazionale in tutto il settore. Nel testo votato sono contenute inoltre raccomandazioni per favorire una maggiore sicurezza a bordo dei pescherecci, per promuovere la formazione e garantire che sia riconosciuta a livello dell’Unione, e per garantire la parità di genere nell’accesso all’occupazione e nello sviluppo di questo settore.
Adesso la palla passa alla Commissione europea e agli Stati membri. Se si vogliono attirare i giovani al mondo della pesca, è fondamentale effettuare una riflessione sulle eccessive regole e la burocrazia che appesantiscono il settore: troppi regolamenti allontanano gli utenti di ogni età e non invogliano i giovani a intraprendere questo percorso. Continueremo a tenere alta l’attenzione affinché si arrivi a misure necessarie per il bene della pesca e, più in generale, della nostra sovranità alimentare e delle nostre comunità costiere.”

Così in una nota gli europarlamentari Lega componenti della commissione Pesca, Annalisa Tardino relatrice ombra del provvedimento, Rosanna Conte, coordinatrice ID in commissione, Massimo Casanova, Valentino Grant e il deputato Lorenzo Viviani, responsabile dipartimento Pesca della Lega.

UE, il parlamento respinge pericolosa stretta su antibiotici negli allevamenti, vittoria per settore e benessere animale

Il Parlamento europeo ha bocciato la proposta dei Verdi di messa al bando di alcuni antimicrobici (tra cui antibiotici) per l’uso animale negli allevamenti. La lotta alla AMR, la resistenza agli antimicrobici, è una sfida globale. Ma essa va affrontata con il massimo rigore scientifico, e non sotto la spinta di posizioni ideologiche, tanto più se controproducenti. La proposta dei Verdi, su cui il Pd si è diviso, avrebbe vietato l’uso di alcuni farmaci fondamentali per curare infezioni batteriche gravi e potenzialmente letali negli animali di tutte le specie, senza che vi sia una valida alternativa terapeutica.

A rischio sarebbero stati non solo animali allevati per la produzione di alimenti, ma anche 200 milioni di animali da compagnia, secondo quanto denunciato da autorevoli associazioni di veterinari di tutta Europa. Inoltre, il divieto avrebbe esposto i consumatori a problemi di sicurezza alimentare. Per fortuna, dopo un primo via libera della commissione Envi, la plenaria di Strasburgo si è schierata sulle posizioni di chi, come la Lega, ha da subito denunciato la follia di questo provvedimento.

La strada da seguire per contrastare l’AMR è quella che i nostri allevatori stanno già praticando da tempo, come testimoniato da diversi studi tra cui quello dell’Efsa: l’uso degli antibiotici è in netto calo e a gennaio avremo un Regolamento sui farmaci a uso veterinario che sarà il più stringente al mondo. Arrecare inutili sofferenze, o peggio, causare la morte degli animali non serve a nessuno. Basta seguire le evidenze scientifiche, e favorire la collaborazione e la condivisione delle buone pratiche.

Catastrofi naturali, Bruxelles rafforzi solidarietà e Protezione Civile UE

Le catastrofi naturali degli ultimi mesi hanno dimostrato ancora una volta la necessità di una risposta europea agli eventi estremi sempre più frequenti. L’Italia è stata colpita da una serie di incendi che costeranno circa un miliardo di euro, mentre regioni come il Veneto hanno fatto i conti con inondazioni e grandinate che hanno distrutto le colture.

Se è vero, quindi, che i recenti fenomeni rappresentano un problema a livello sistemico, allora abbiamo il dovere di attrezzare le imprese di adeguati strumenti di sostegno e di reazione, ma soprattutto di prevenzione di tali fenomeni. Per questo, bisogna rafforzare la solidarietà e il meccanismo unionale di protezione civile. E dobbiamo rendere le nostre Pmi resilienti e meno vulnerabili al cambiamento climatico, attraverso un percorso di accompagnamento graduale, che non aggiunga oneri e costi alle imprese, in particolare alle imprese del settore agricolo che, per natura, hanno bisogno di più tempo per adattarsi.

Le parole chiavi sono gradualità e adattamento: solo così sarà possibile contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici e permettere alle nostre imprese di essere pronte a reagire.

Attacco al Prosecco

La Commissione europea ha annunciato il via libera al riconoscimento dell’indicazione geografica protetta del vino croato Prosek. Lo ha fatto rispondendo a una interrogazione che ho firmato insieme ad altri eurodeputati italiani, e che ha fatto seguito a una lettera che la delegazione della Lega al Parlamento europeo aveva inviato a inizio luglio. Siamo di fronte a un gravissimo colpo a uno dei pilastri del nostro made in Italy nel mondo, il Prosecco. Per quanto Bruxelles si ostini a dire il contrario, è palese come il riconoscimento del Prosek croato, da un lato, costituisca una grave forma di concorrenza sleale al nostro vino, e dall’altro metta in discussione il meccanismo di tutela dei prodotti Dop e Igp.

Ricordo alla Commissione che il Prosecco, in quanto Dop dell’Ue, dovrebbe essere protetto dalla stessa Ue, e non il contrario: la Denominazione del Prosecco, al contrario del prodotto croato, lega inscindibilmente il suo nome a quello di un territorio ben definito e di grande valore. Persino l’Unesco l’ha riconosciuto, iscrivendo le colline del Prosecco nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Bruxelles, invece, sembra dimenticare tutto questo, e ha annunciato che la richiesta della Croazia è stata accolta e si procederà con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. Adesso, abbiamo due mesi di tempo per fare pressioni a livello europeo per bloccare questa scellerata decisione. L’Italia faccia sistema per fermarla. Non ne va solo del Prosecco, ma del nostro patrimonio alimentare, economico e culturale

Non si mangia più pesce!

Un’indagine Eurobarometro conferma quanto denunciamo da tempo: negli ultimi due anni, il consumo di pesce nell’Unione europea è calato del 6%. In Italia, come nel resto dell’Ue, appena 1 cittadino su 4 compra pesce e/o frutti di mare almeno una volta a settimana. Il motivo? I prodotti ittici sono sempre più cari. Si tratta di dati allarmanti, perché ridurre il consumo di pesce rende le nostre diete meno ricche e sane, con gravi conseguenze sulla salute. Ricordo che i prodotti ittici sono centrali nella Dieta mediterranea, che è la più salutare al mondo. Ecco perché bisogna immediatamente fermare e invertire questo trend, che è frutto delle politiche europee scellerate di questi anni. Come? La strada l’ho indicata a più riprese nelle proposte di legge che ho presentato al Parlamento europeo, e pare che la Commissione europea, come scrive nell’Eurobarometro, ci dia finalmente ragione: bisogna puntare sulla promozione delle nuove specie e su quelle meno comuni sulle nostre tavole, che rappresentano un’alternativa valida e sostenibile sia in termini nutrizionali, sia in termini ambientali ed economici, visto l’ottimo stato degli stock e il costo inferiore. Per esempio, come indicato in una mia interrogazione, si potrebbe dare l’ok al commercio del granchio blu, specie aliena sempre più presente nell’Adriatico. Inoltre, bisogna promuovere il consumo di prodotti ittici locali, anche rafforzando l’acquacoltura. Il pesce pescato e allevato in Europa secondo i più alti standard è un vero e proprio “superfood”, una proteina completa e utile per il nostro nutrimento e la nostra salute, che andrebbe valorizzata come fonte alimentare. Per il benessere di tutti e la sussistenza delle comunità che ne dipendono.