Scelgo Conte!

Mese: Aprile 2021

Tamponi gratuiti in tutta UE per favorire il Turismo!

Il via libera del Parlamento europeo al Certificato verde digitale è un buon punto di partenza per i cittadini e il settore del turismo. Grazie al lavoro che abbiamo svolto con la Lega, nel testo sono stati apportati dei miglioramenti rispetto alla proposta originale della Commissione Ue. Ci teniamo a precisare che il certificato servirà (qualora entrasse in vigore) solo per gli spostamenti da e per l’estero, e che tale documento non è un passaporto vaccinale e che pertanto non discriminerà tra chi ha fatto il vaccino e chi no. Al contrario, dovrà servire a impedire restrizioni alla libertà di circolazione dei cittadini europei come quelle a cui abbiamo assistito durante la pandemia, e a fermare sul nascere forme di concorrenza sleale come i corridoi turistici della scorsa estate. Ecco perché in tutto questo un punto deve essere centrale: occorre potenziare i test rapidi antigenici negli aeroporti, e tali test devono essere gratuiti e garantire, in caso di risultato negativo, soggiorni senza obblighi di quarantena. E’ questa la chiave di volta se vogliamo promuover una reale ripartenza in sicurezza del turismo estivo.

L’UE ascolti i produttori di vino, servono fondi straordinari dopo le gelate

Le gelate dei giorni scorsi hanno causato un danno gravissimo alla nostra agricoltura, che secondo le organizzazioni di settore ammonta a circa un miliardo di euro. Tra i comparti più colpiti c’è quello vitivinicolo, dove in alcuni casi la perdita della produzione è stata pressoché totale. Ecco perché servono interventi urgenti e straordinari anche da parte dell’Unione europea, come richiesta dalle organizzazioni di produttori di Italia, Francia e Spagna. Un appello al quale mi unisco. Il comparto del vino è stato e continua a essere tra i più colpiti dalla pandemia. Le gelate rischiano di infliggere un colpo durissimo a una produzione tra le più importanti per l’Ue e il suo export. Ecco perché Bruxelles non può voltarsi dall’altra parte.

Farm to Fork, approvati emendamenti Lega a difesa pescatori, su parità genere e valorizzazione del ruolo lungo la filiera

Nel parere sulla strategia Farm to Fork da parte della commissione Pesca, approvati tre emendamenti presentati dalla Lega per migliorare il testo. Grazie alle nostre iniziative, viene sottolineata la necessità di un approccio olistico tra le diverse strategie e politiche Ue in materia, nonché l’importanza del ruolo delle donne nei processi di trasformazione, valorizzazione e commercializzazione del pescato. Il settore subisce già un forte abbandono, dimostrato dalla contrazione dei dati sui lavoratori dipendenti tra il 2008 e il 2017, che si attesta sul – 27%, lavoratori che sono per la quasi totalità uomini: solamente il 4% è, infatti, costituito da donne, e intendiamo proprio ripartire da qui per invertire la rotta.
Inoltre, abbiamo voluto porre l’attenzione sull’approccio talvolta iniquo della grande distribuzione nei confronti della pesca artigianale. Chiaramente la Gdo fornisce dei contributi positivi, soprattutto in termini di qualità, tipicità e internazionalizzazione del nostro prodotto, ma dobbiamo evitare la tendenza attuale ad una concentrazione generale del mercato, agevolando la conclusione di accordi che riconoscano il valore del lavoro dei produttori primari, e quindi della pesca artigianale. Basti pensare che esportiamo prodotti ittici per circa 130 milioni di euro, mentre ne importiamo per un valore vicino ai 1,8 miliardi di euro. Va, quindi, adeguatamente promossa la valorizzazione lungo la catena del valore nel settore, agevolando gli operatori della filiera, nonché quelli del commercio.
In una discussione che troppo spesso è sbilanciata verso il perseguimento di un’agenda ideologica e difficilmente realizzabile, esprimiamo soddisfazione per l’approvazione dei nostri emendamenti, proposte concrete e di reale interesse per il settore.

Bene stop Bruxelles a riso dal Myanmar, altra vittoria della Lega al governo

Lo avevamo chiesto già in passato, dinanzi alla brutale repressione della minoranza Rohingya, e lo avevamo ribadito nelle scorse settimane, di fronte al sanguinario colpo di Stato in atto: i dazi agevolati che l’Ue continua a garantire alle importazioni di riso dal Myanmar sono uno schiaffo ai valori che la stessa Ue ha sancito nei suoi trattati e che dovrebbero essere alla base delle sue relazioni commerciali internazionali. Oltre a rappresentare una palese forma di concorrenza sleale nei confronti delle nostre imprese. Per questo, esprimo soddisfazione per la decisione del Consiglio Ue di sanzionare la Myanmar Economic Corporation, ossia l’ente gestito dall’esercito brimano da cui dipende la gran parte delle esportazioni di riso prodotto nel Paese. Ed esportato in Europa. I dazi agevolati, purtroppo, restano ancora in vigore, ma in questo modo blocchiamo l’invasione di riso dal Myanmar e togliamo colpiamo un governo militare che sta reprimendo la popolazione, calpestando democrazia e diritti civili fondamentali. Merito anche delle pressioni che la Lega, attraverso il Parlamento europeo e il governo, ha fatto su Bruxelles. Un’altra vittoria per la democrazia e i nostri agricoltori.

Mangiare carne non è un reato, basta demonizzare allevatori

La legittima battaglia per rendere più sostenibile il comparto agroalimentare non può trasformarsi in una caccia alle streghe contro chi consuma e produce carne. Mangiare carne non è un reato, e gli allevatori non sono dei delinquenti che vanno eliminati dai finanziamenti europei. Lo dico innanzitutto alle ong come Greenpeace, che continuano a usare la loro forza mediatica e i lauti compensi privati (su cui bisognerebbe un giorno fare chiarezza), per mettere pressione sulla Commissione europea affinché elimini i prodotti a base di carne e latticini dai fondi comunitari per la promozione dei beni agoalimentari all’estero. Fondi che, per esempio, servono ai nostri consorzi anche per tutelare pezzi pregiati del made in Italy da falsi e imitazioni.

Ma lo dico anche alla stessa Commissione europea, che sembra cedere a queste pressioni. Lo dimostra il questionario, denunciato dagli allevatori italiani, in cui si chiede un parere ai cittadini su come indirizzare la revisione della politica agricola Ue nel 2021. Peccato che prima di fare rispondere i cittadini, il questionario ricordi che tale politica dovrebbe favorire ‘il passaggio a una dieta più vegetale, con meno carne rossa e/o lavorata insieme ad altri alimenti legati al rischio di cancro’. Si tratta di un sondaggio subdolo, che sembra volere sposare le tesi vegane (e di potenti multinazionali) per cui in futuro dovremmo mangiare solo carne prodotta in laboratorio. Contro tutto questo bisogna alzare la voce a Bruxelles, come stiamo facendo da tempo noi della Lega: in ballo c’è il futuro di un settore e di migliaia di lavoratori che hanno già fatto grandi passi avanti per rendere la zootecnia più sostenibile. E che, al contrario di quello che dice Greenpeace, merito maggiori sostegni proprio per proseguire in questo percorso.