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Mese: Giugno 2020

Turismo: la commissione UE ci dà ragione sui corridoi, ma ormai il danno è fatto

Sono stata tra i primi a denunciare il tentativo dell’Austria di accaparrarsi una fetta importante del turismo intra-Ue creando una sorta di corridoio tra la Germania e la Croazia, e alzando un muro con l’Italia. Ho protestato a mezzo stampa e ho presentato un’interrogazione alla Commissione europea. La risposta è arrivata oggi. In sostanza, Bruxelles conferma quello che chiedevamo: l’Austria deve rispettare il principio della non discriminazione, in base al quale “qualora uno Stato membro decida di autorizzare i viaggi nel proprio territorio o in regioni e zone specifiche all’interno del suo territorio, dovrebbe farlo in modo non discriminatorio, consentendo i viaggi da tutte le zone, regioni o tutti i paesi dell’Ue aventi una situazione epidemiologica analoga”. In altre parole, l’Austria avrebbe dovuto aprire le frontiere subito non solo a Germania, Croazia e Slovenia, ma anche all’Italia, cosa che ha fatto solo di recente. Purtroppo è tardi, e né il nostro governo, né l’Unione europea, hanno saputo far rispettare questo principio quando si decideva una parte importante della stagione turistica. Questo dimostra da un lato lo scarso peso diplomatico dell’esecutivo giallorosso persino nei rapporti con uno Stato Ue confinante, dall’altro l’incapacità di Bruxelles di rispondere in maniera coordinata alla crisi del turismo. Ormai il danno è fatto e come al solito le nostre imprese e i nostri lavoratori dovranno rimboccarsi le maniche e far da sé.

Per la UE gli sforzi dei nostri pescatori non meritano la ribalta mediatica

C’è un bando dell’Unione europea che finanzia media e organizzazioni che promuovono con programmi televisivi, articoli o eventi le best practices dei nostri agricoltori.
Si tratta di un bando che reputo utile perché da un lato aiuta a dare visibilità all’impegno di imprese e lavoratori del settore, sostenendo al contempo i media specializzati, dall’altro consente di riflettere sulle effettive efficacia e utilità delle politiche agricole dell’Ue. Per questa ragione, ho inviato una interrogazione alla Commissione per sollecitare un’azione del genere sulla pesca.
La risposta di Bruxelles è stata piccata e al limite del menefreghismo: “La Commissione non è del parere che il settore della pesca, in relazione alle proprie dimensioni, riceva una copertura sproporzionatamente inferiore rispetto ad altri settori economici”, ha scritto. E pertanto, non c’è bisogno di un bando ad hoc per far conoscere le attività dei nostri pescatori, i loro sforzi per adeguarsi a norme troppo spesso assurde e punitive, i loro sacrifici per garantire che i prodotti ittici arrivino sulle nostre tavole nel rispetto dei più alti standard di sicurezza alimentare e ambientali.
Reputo questa una forma di discriminazione odiosa. Del resto cosa aspettarsi da una Commissione che aveva persino dimenticato di inserire la parola “pesca” nell’elenco dei portafogli assegnati ai 26 commissari? Cosa aspettarsi da una Commissione che sta destinando enormi risorse alla mera lotta alla disinformazione (creando una sorta di Ministero della Verità che finanzia alcuni media per accusarne altri)?

Da UE nuovo schiaffo al settore balneare e al nostro turismo

Ho votato contro, al pari dell’intera delegazione della Lega, a una risoluzione su turismo e trasporti del Parlamento europeo che avrebbe dovuto affrontare la crisi in corso e le prospettive di rilancio. Parliamo dei due settori più colpiti dalla pandemia, e che pertanto hanno bisogno di risposte concrete. Ma dall’Europa finora non è arrivato nulla. La risoluzione del Parlamento avrebbe potuto invertire il trend, ma a parte evidenziare alcune problematicità ed elementi condivisibili, il testo che ne è uscito è un esercizio di retorica senza soluzioni tangibili.
A peggiorare il quadro, ci sono poi delle proposte come il voler promuovere un brand Ue turistico, anziché valorizzare le specificità nazionali, o la richiesta di un certificato di sostenibilità turistica e di certificati-sigilli europei per la sicurezza dei viaggi, senza che siano chiari i criteri e i meccanismi su cui si baserebbero. Avevamo provato a migliorare il testo, spingendo per un focus sulle imprese, sui lavoratori, sui consumatori e sulla necessità di misure economiche e di sostegno alle diverse parti dell’indotto. Ma nulla.
Inoltre, il Parlamento europeo, con i voti del Pd e del M5s, ha detto no al nostro emendamento alla risoluzione comune per il settore del turismo costiero con cui si chiedevamo l’esclusione delle concessioni balneari dalla direttiva Servizi, la famigerata “Bolkestein”. Insomma, dall’Europa, e grazie anche alle forze di governo italiane, è arrivato un altro schiaffo al nostro turismo.

Ecco il fondo UE di solidarietà per alluvione 2019, ora fare presto per assegnare risorse

Al Parlamento Europeo abbiamo dato il via libera a uno stanziamento di 211,7 milioni di euro, provenienti dal Fondo di solidarietà, a favore dell’Italia, per la precisione delle 17 regioni colpite dalle alluvioni di ottobre e novembre dello scorso anno. Al Veneto dovrebbe andare la parte più cospicua di questo stanziamento, dal momento che ben un terzo dei danni dichiarati dal governo italiano riguardano questa regione.
Le immagini di Venezia allagata, con danni ingenti alla città e al suo patrimonio artistico-culturale, hanno fatto il giro del mondo e sono ancora fonte di dolore. Ma non vanno dimenticate le altre realtà del territorio colpite dal maltempo, da Chioggia a Scardovari, da Jesolo alle varie località balneari del litorale che pure subirono danni particolarmente rilevanti.
Lo stanziamento del Fondo di solidarietà non basterà certo a coprire l’intero ammontare dei danni, calcolati in ben 1,8 miliardi. Inoltre, ricordo sempre che questi soldi non sono affatto un ‘gentile regalo’ di Bruxelles, semmai una parziale compensazione del nostro contributo annuale all’Ue, che è sempre maggiori di quello che riceviamo. A ogni modo, queste risorse sono un punto di partenza per ripartire subito, vista anche la nuova emergenza che ci ha colpiti. Il governo italiano si attivi e recuperi il tempo che esso stesso ha perduto quando, all’indomani dell’alluvione e nonostante le richieste della Lega, l’Italia avrebbe potuto ottenere un anticipo del Fondo, come previsto dalle regole. Oggi più che mai, un nuovo ritardo sarebbe uno schiaffo inaccettabile ai nostri territori.

Strategia Farm To Fork punisce le vittime del cambiamento climatico come agricoltori e pescatori

Ben 46 violente grandinate si sono abbattute sull’Italia dall’inizio di giugno.

Si tratta di un fenomeno non nuovo, ma in deciso aumento rispetto al passato. I danni provocati al settore agricolo sono enormi, come denunciano le nostre imprese, dal Veneto al Friuli, passando per l’Emilia-Romagna: raccolti compromessi, serre sventrate, campi allagati e frane e smottamenti con milioni di euro di danni nelle campagne. È chiaro che dietro tutto ciò ci sia il cambiamento climatico, nessuno lo mette in discussione. Il problema è che in Europa sta prendendo piede una falsa retorica che punta il dito sugli agricoltori come causa dell’inquinamento. La stessa falsa retorica che da diversi anni a questa parte ha colpito i nostri pescatori.

La realtà è esattamente opposta: gli agricoltori e i pescatori sono le prime vittime di un clima sempre più imprevedibile ed estremo. La strategia della Commissione Ue ‘Farm to Fork’ ha purtroppo il gravissimo limite di dimenticare questo aspetto, prevedendo invece una serie di obiettivi green a carico degli agricoltori e dei pescatori che non tengono minimamente conto degli effetti su produttività e competitività delle nostre aziende. Ma non solo: ci saranno più impegni e spese da affrontare, mentre i fondi messi a disposizione verranno ridotti significativamente. Il tutto con un peso burocratico maggiorato. Noi della Lega ci stiamo opponendo a tutto questo, da Roma a Bruxelles. Perché il made in Italy agroalimentare può e deve essere una delle chiavi di volta del rilancio del nostro Paese.

Non possiamo più permetterci sbagli, men che meno nei confronti di pescatori, acquacoltori e agricoltori che garantiscono che arrivi sulle nostre tavole cibo di qualità, che rispetta alti standard sociali, di igiene, di trasparenza e di sicurezza alimentare e dei processi produttivi.

L’Austria riapre i confini. Battaglia vinta!

Sono stata tra i primi a denunciare il corridoio che l’Austria ha cercato di costruire in queste settimane per accaparrarsi insieme alla Croazia una buona fetta dei turisti del Nord Europa, in particolare della Germania, a scapito dell’Italia e del Veneto. Vienna e Zagabria hanno cercato di sfruttare il coronavirus per alzare un muro con il nostro Paese, chiudendo il confine al di là di ogni ragionevole necessità di cautela, e proponendo una sorta di pacchetto turistico last minute mare-monti. Un pacchetto che, con tutto il rispetto, difficilmente può competere con la nostra offerta variegata di arte, paesaggio e cultura.

Per fortuna, questa concorrenza sleale (e odiosa, visto anche il momento) si è conclusa oggi: l’Austria ha annunciato che dal 16 giugno riaprirà il confine con l’Italia. La battaglia portata avanti inizialmente quasi in solitaria da me e dai miei colleghi della Lega (oltre chiaramente agli operatori del settore) ha dato i suoi frutti. Adesso dobbiamo rimboccarci le maniche: da figlia di albergatori veneti, so che ci faremo trovare pronti e assicureremo agli ospiti soggiorni sicuri e piacevoli.

Per il turismo sarà un’estate della resilienza. I colpi subiti sono stati profondi, la crisi epocale: nessun settore economico in Europa ha patito perdite più pesanti. Ma ho fiducia che sapremo ripartire proprio dal turismo. Come ha detto il segretario generale dell’Onu, il turismo può essere una piattaforma per superare la pandemia e promuovere fiducia e solidarietà.

Mi impegnerò con tutte le mie forze, dal Veneto a Bruxelles, per fare in modo che questo avvenga.

Per UE il Veneto non è più a rischio covid, ma resta inaccettabile la gestione di Bruxelles

Il Veneto non fa più parte della lista dell’Easa, l’agenzia Ue per la sicurezza aerea, delle regioni a rischio coronavirus. Nell’elenco, compaiono ancora diverse regioni europee, tra cui Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte, oltre a mete come la Catalogna, Madrid e Parigi. Da veneta, sono contenta della decisione, ma le perplessità sulla gestione da parte di Bruxelles restano e sono tante. Innanzitutto, circa un mese fa la Commissione aveva annunciato in pompa magna delle linee guida comuni per far ripartire il turismo.
Queste linee guida dovevano essere accompagnate da una mappa epidemiologica da parte dell’Ecdc, l’agenzia Ue per le malattie infettive, che non è stata mai pubblicata. In parallelo, un’altra agenzia Ue, l’Easa per l’appunto, ha diramato degli elenchi aggiornati sugli aeroporti a rischio Covid per i viaggiatori. Il 29 maggio, c’era ancora il Veneto. Dopo pochi giorni, il Veneto non c’è più. Cosa sia cambiato in una settimana è un mistero.
Sta di fatto che la lista dell’Easa di fine maggio è stato il classico pezzo di carta che la Grecia e l’Austria hanno usato per giustificare il loro stop ai viaggi in Italia. E il paradosso dei paradossi è che l’Easa basa le sue valutazioni sui dati dell’Ecdc, che pero’ non sono stati ancora resi noti al pubblico. Un caos totale che si sta risolvendo in un danno d’immagine per il nostro Paesi e di cui si stanno approfittando diversi Stati membri, tra cui anche la Croazia, per fare concorrenza sleale ai nostri operatori turistici. Un caos le cui colpe ricadono in buona parte sulla Commissione europea.

Il settore balneare rischia di non risollevarsi, superiamo la Bolkestein

“Abbiamo scritto una lettera al Commissario Breton per mettere in evidenza le grandi difficoltà che stanno affrontando i balneari in Italia. Il turismo nel nostro Paese rappresenta il 12% del Pil nazionale, il 13% della forza lavoro con 10 mila imprese attive solo per il turismo balneare, che garantiscono oltre 100 mila posti di lavoro diretti e quasi un milione di posti di lavoro indiretti: un settore fondamentale, costretto ora a fronteggiare una crisi senza precedenti. L’applicazione della famigerata direttiva Bolkestein imporrebbe agli operatori balneari di seguire una procedura di autorizzazione che, da tempo, frena gli investimenti e limita notevolmente l’accesso al credito, gettando l’intero comparto, oggi alle prese anche con le terribili conseguenze dell’epidemia del Coronavirus, in una situazione di grande incertezza. Il rischio è che il settore possa non risollevarsi. La Corte di Giustizia Ue, sull’argomento, ha aperto a diversi scenari: dopo l’ottimo lavoro svolto dal Ministro Centinaio per tutelare il settore balneare, serve ora avviare un confronto a livello europeo per rivedere la direttiva Bolkestein e valutare ogni strada possibile per difendere un settore essenziale per l’economia italiana”.

Così in una nota gli europarlamentari della Lega Marco Campomenosi, capo delegazione Lega al Parlamento Europeo, Alessandra Basso, Mara Bizzotto, Paolo Borchia, Massimo Casanova, Rosanna Conte, Antonio Maria Rinaldi, Isabella Tovaglieri, Lucia Vuolo, firmatari della lettera indirizzata al Commissario al Mercato Interno Thierry Breton.