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Mese: Febbraio 2020

COVID-19: turismo italiano in ginocchio, servono fondi e misure ad hoc

L’emergenza legata alla diffusione dell’influenza da Coronavirus sta causando un danno economico considerevole all’industria del turismo italiano. Solo il Veneto, che ha nel turismo la sua prima industria con oltre 70 milioni di presenze e 18 miliardi di fatturato, registra una contrazione della spesa turistica pari a circa 955 milioni di euro. La Lega ha già consegnato al governo italiano un piano d’emergenza contenente proposte concrete che mi auguro venga attuato. Ma anche l’Ue, alla luce delle sue competenze che sono quelle di sostenere, coordinare e completare l’azione degli Stati membri nella promozione di attività turistiche, deve dare il suo contributo e fare la sua parte. Ciò tanto nell’immediato, con misure eccezionali di supporto, quanto nel lungo termine, prevedendo un fondo ad hoc per il turismo che a oggi manca.

Quanto sta accadendo con il coronavirus dimostra quanto il turismo, per sua natura, sia un settore economico vulnerabile e fragile che necessita di agevolazioni fiscali specifiche. Penso, ad esempio, anche se potrebbe sembrare una proposta provocatoria, alla possibilità di individuare della possibili forme di detrazione fiscale rispetto a chi usufruisce delle vacanze in Italia, ma ciò compete naturalmente alle scelte da farsi nel nostro paese.

In Europa, invece, emerge chiaramente che non si agisce in modo sostanziale e concreto, al di là che le competenze principali nel settore spettino agli Stati membri. I fondi destinati sono davvero irrisori, soprattutto se confrontati rispetto a quelli destinati ad altri settori, e non vi è una politica realmente coordinata ed efficace che permetta di valorizzare quella che è una delle principali risorse dell’economia europea.

Il turismo potrebbe rappresentare di per sé il volano del nostro sviluppo e della nostra economia se ci fosse maggiore attenzione anche da parte dell’UE, tuttavia viene relegato ad essere uno degli aspetti accessori e di contorno dell’intero sistema produttivo.

Da parte mia ho recepito il grido di allarme proveniente dagli operatori del settore, tanto più che sono stata eletta in una circoscrizione in cui il turismo è fondamentale e mi farò assolutamente portavoce nelle istituzioni europee affinchè l’UE promuova e sostenga questo comparto incoraggiando la creazione di interventi specifici e propizi allo sviluppo delle imprese, favorendo altresì la cooperazione tra Stati membri, attuando politiche di supporto economico e di sburocratizzazione degli oneri amministrativi che rappresentano anche il turismo un vero e proprio insopportabile fardello.

Coronavirus: inaccettabile discriminazione del Made in Italy

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Preoccupa quanto denunciato dalle principali organizzazioni agroalimentari italiane: con la scusa del coronavirus, i produttori delle eccellenze made in Italy che vengono esportate all’estero si trovano a fare i conti con richieste di certificazioni aggiuntive al di fuori di qualsiasi norma Ue. Un modo per imporre un carico burocratico che di fatto crea una concorrenza sleale alle nostre imprese.

Il tutto sulla base di vere e proprie fake news dato che il virus non si propaga attraverso i beni alimentari o le loro confezioni.

Il governo si attivi subito con l’Ue e con le autorità dei Paesi membri interessati per fermare questa discriminazione nei confronti di un pezzo fondamentale della nostra economia. Il coronavirus sta già creando danni enormi, anche sotto il profilo della produzione. Servono sostegni e solidarietà da parte dell’Europa, non azioni sleali.

Altrimenti, i principi su cui si basano l’Unione europea e il suo mercato unico non avrebbero senso.

Chiedo più democrazia nelle decisioni sul futuro della pesca

Il Parlamento europeo è l’unica istituzione dell’Ue direttamente eletta dai cittadini. Aggirarne le decisioni, come successo per esempio con il piano pluriennale per gli stock di piccoli pesci pelagici nel mare Adriatico, rappresenta un grave errore. E non solo perché il piano, varato dal Parlamento nel 2018 e prossimo al ritiro per volontà della Commissione Ue, aveva portato a una soluzione equilibrata per combinare la sostenibilità economica, sociale e biologica. Ma anche per via del metodo seguito, che rappresenta un preoccupante precedente.

Ecco perché ho deciso di scrivere al commissario alla Pesca, Virginijus Sinkevičius, per sollevare tale questione.

Non si tratta solo del piano per l’Adriatico, ma anche delle recenti raccomandazioni della Cgpm, organo internazionale della Fao, che hanno introdotto misure tecniche molto pesanti per i nostri pescatori senza seguire la procedura di co-decisione, ossia non coinvolgendo ancora una volta il Parlamento. In questo modo, non si fa che aumentare il divario democratico tra l’Ue e i suoi cittadini. A tal proposito, qualche settimana fa avevo presentato anche un’interrogazione scritta che ha raccolto il supporto dei deputati italiani, a eccezione di PD e M5S. E’ troppo facile prendersela con chi, come la Lega, critica questa Europa, se poi a mettere a repentaglio l’Unione è la stessa Commissione.

A Sinkevičius chiedo di invertire la rotta, magari partendo proprio dall’Adriatico e, più in generale, dalle misure che determineranno il futuro della pesca.

Accordo UE-Vietnam: doppio colpo al riso italiano

Oggi il Parlamento Ue ha dato il via libera alla ratifica dell’accordo di libero scambio tra l’Ue e il Vietnam. L’Ue ha bisogno di accordi commerciali che ne soddisfino il fabbisogno e l’approvvigionamento, ma è importante che le importazioni rispettino quegli standard etici e di sicurezza sociale e alimentare che le nostre aziende garantiscono ai consumatori, altrimenti si favorisce la concorrenza sleale. Tutto questo non viene garantito dall’accordo con il Vietnam. Inoltre, con tale intesa, l’Europa sarà invasa da una nuova ondata di riso straniero a dazio zero, con gravissime ripercussioni per i risicoltori italiani, che sono i primi produttori in Ue. Per tutte queste ragioni ho votato contro.

Non è il primo caso in cui Bruxelles sembra aver deciso di cancellare il riso italiano dalle nostre tavole: è proprio di oggi la conferma del mantenimento delle tariffe agevolate per la Cambogia. Una decisione incomprensibile e inaccettabile, contro la quale ho già presentato un’apposita interrogazione parlamentare. L’Ue ha accertato che il Paese viola i diritti umani e pertanto ha rimosso buona parte delle agevolazioni commerciali, escludendo però il riso. Trovo tutto cio’ una vergogna e uno schiaffo non solo al riso italiano, ma a quei valori sui cui l’Ue si basa.

Noi della Lega non ci arrenderemo e faremo di tutto per cambiare questa Europa

Azione congiunta per difendere istanze pescatori e prerogative parlamento

Come ho denunciato qualche giorno fa, la Commissione europea ha deciso di ritirare il Piano pluriennale per i piccoli pelagici del mar Adriatico. Un Piano a cui il Parlamento europeo ha lavorato per anni, integrando le istanze dei pescatori attivi in questa zona del Mediterraneo, e che avrebbe introdotto misure per equilibrare la sostenibilità economica e sociale con quella biologica. Bruxelles ha deciso di stralciare anni di impegno, preferendo altri fori di discussione e non coinvolgendo l’Eurocamera, come già successo in altre occasioni.

Uno schiaffo al ruolo del Parlamento che rischia di aumentare il divario democratico tra l’Ue e i suoi cittadini. Ecco perché ho invitato tutti i colleghi eurodeputati italiani a co-firmare un’interrogazione alla Commissione in cui chiedere un maggiore rispetto per l’unica istituzione Ue eletta direttamente dai cittadini e per sapere come intende agire per il futuro della pesca nell’Adriatico. In casi come questo, è importante che gli interessi di partito non prevalgano su quelli ben più cruciali della democrazia e dei nostri pescatori.

Riso sia incluso nei dazi UE alla Cambogia

La Commissione europea è pronta a eliminare le agevolazioni tariffarie nei confronti di una serie di prodotti importati dalla Cambogia, accusata di violare i diritti umani. Ma tra questi prodotti non ha incluso il riso. Si tratta di una scelta inaccettabile.

Quando la Lega era al governo, l’Italia aveva ottenuto lo stop all’import agevolato della varietà di riso indica dalla Cambogia. Adesso, questi dazi andavano allargati anche alla varietà japonica. L’Ue invece fa adesso non uno, ma due passi indietro. E lo fa mentre i nostri risicoltori devono già fare i conti con l’invasione della varietà japonica dal Myanmar e con i rischi derivanti dagli accordi in via di definizione con Vietnam e Mercosur.

L’Italia è il primo produttore europeo e la qualità del nostro riso è unica al mondo. Non accetteremo che Bruxelles metta a rischio questo patrimonio del made in Italy, già duramente colpito in questi anni. Al Parlamento europeo faremo di tutto per proteggerlo.