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Mese: Gennaio 2020

Commissione UE cancella le misure a favore dell’Adriatico

Lo avevo denunciato nei giorni scorsi, chiedendo chiarimenti direttamente al commissario Sinkevicius, che non sono mai arrivati. Purtroppo, ad arrivare è stata la conferma ufficiale: la Commissione Ue ha deciso di cancellare anni di lavoro del Parlamento europeo mandando in cantina la proposta di regolamento sui piccoli pelagici nell’Adriatico. A parte lo spreco di risorse pubbliche, quello che più fa rabbia è la tenaglia che questa misura fa scattare sui nostri pescatori.
Senza questo regolamento, infatti, i pescatori dell’Adriatico non potranno godere delle misure socioeconomiche prevista dal Parlamento e si ritroveranno a pagare le conseguenze del Piano pluriennale approvato a porte chiuse a fine 2018 in sede internazionale, quella del CGPM. Un Piano che, come denunciato dalla Lega e dagli operatori del settore, rischia di mandare in fumo centinaia di posti delle nostre marinerie.
Anche in quel caso, il Parlamento era stato aggirato. La nuova Commissione europea dimostra di essere perfettamente in linea con la precedente. Per Bruxelles, la pesca resta la vittima da sacrificare. Noi della Lega non ci arrenderemo a tutto questo.

Commissione UE vuole affossare le misure a favore dell’Adriatico e aggirare il Parlamento

Dopo i silenzi del commissario Sinkevicius, anche la presidenza croata dell’Ue sembra confermare l’intento di voler scavalcare l’unica istituzione democraticamente eletta dell’Unione, ossia il Parlamento europeo, per avere le mani libere sulle scelte importanti che riguarderanno il futuro della pesca. Mi riferisco in particolare alla proposta di regolamento sui piccoli pelagici nell’Adriatico, già votata due anni fa dal Parlamento e che prevede misure socio-economiche che potrebbero aiutare il settore.
Ebbene la Commissione, supportata dalla presidenza croata del Consiglio, entrambe espressione dello stesso partito di maggioranza, il Ppe, ha deciso di affossare il testo votato dal Parlamento ben 2 anni fa. Ho chiesto a entrambe le istituzioni di chiarire le ragioni di questa scelta, ma le risposte sono state evasive. Sta di fatto che senza questo regolamento, i pescatori dell’Adriatico si ritroveranno a pagare le conseguenze del Piano pluriennale approvato a porte chiuse a fine 2018 in sede internazionale, quella del CGPM.
Un Piano che, come denunciato dalla Lega e dagli operatori del settore, rischia di mandare in fumo centinaia di posti delle nostre marinerie. Anche in quel caso, il Parlamento era stato aggirato. E con esso, anche le istanze dei cittadini e dei pescatori che questa istituzione rappresenta. Il nuovo commissario alla Pesca Sinkevicius non segua l’esempio di chi lo ha preceduto e rispetti il ruolo del Parlamento. La Lega darà battaglia perché tutto questo cambi al più presto: la stagione delle politiche europee sbagliate e imposte dall’alto deve finire una volta per tutte.

I 5 stelle vogliono affossare gli agricoltori colpiti dalla cimice asiatica

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Non so se i colleghi del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo conoscano bene quanto sta succedendo agli agricoltori italiani colpiti dalla cimice asiatica. Mi auguro di no, perché altrimenti ci troveremmo di fronte a un palese tentativo di affossare un pezzo importante dell’economia italiana. In una nota, infatti, il M5S si oppone apertamente alla deroga, richiesta dal settore, all’uso del fitofarmaco chlorpyrifos-methyl, messo di recente al bando dall’Ue.

Questo fitofarmaco, infatti, è l’unico strumento a oggi in mano agli agricoltori per far fronte all’invasione della cimice asiatica, che sta provocando danni, soprattutto al comparto ortofrutticolo, pari a 500 milioni di euro.

Visto l’approssimarsi della stagione ortofrutticola, una proroga all’uso del chlorpyrifos-methyl sarebbe una misura sacrosanta. Alternative valide non ce ne sono ancora: il rilascio in natura di organismi alloctoni, tra cui la vespa samurai, potrebbe essere un rimedio, ma ancora non ci sono certezze scientifiche sulla loro efficacia. Tanto più che il governo, di cui il M5S fa parte, non ha ancora emesso il decreto che dovrebbe fissare le condizioni per il rilascio della vespa samurai, decreto sollecitato dagli assessori regionali all’agricoltura del Veneto Giuseppe Pan e del Friuli Venezia Giulia Stefano Zannier.

I 5 Stelle, invece di affossare l’agricoltura italiana, si attivino con il loro ministro per dare risposte immediate al comparto.

Per danni maltempo i fondi EU ci sono, il governo deve agire

Il maltempo di queste settimane ha provocato danni per 60 milioni di euro alle marinerie italiane, tra mancati guadagni e problemi alle strutture della pesca e dell’acquacoltura. La Commissione europea, rispondendo a una mia interrogazione, sostiene che le risorse Ue per indennizzare i pescatori colpiti ci sono e che spetta all’Italia attivarsi in tal senso. Mi rivolgo dunque al nostro governo affinché non perda ulteriore tempo e agisca subito per far fronte a una situazione che rischia di mettere ancora più in ginocchio un comparto già in crisi. Anche per colpa della stessa Ue

La conta dei danni potrebbe aumentare se si considerano le giornate di pesca perse (1 peschereccio su 3 è dovuto rimanere in porto), i porti insabbiati e i danni agli scafi delle imbarcazioni – continua – A soffrirne è principalmente la piccola pesca, soprattutto nel litorale nord-adriatico, in cui è stata pesantemente danneggiata anche l’attività della pesca alle vongole. Il Feamp, come ricorda la Commissione, può contribuire ai fondi di mutualizzazione per il pagamento di compensazioni finanziarie ai pescatori in caso di perdite economiche causate da condizioni climatiche avverse. Può inoltre contribuire a un’assicurazione degli stock acquicoli che copra le perdite dovute a calamità naturali o eventi climatici avversi. Gli strumenti ci sono, ma, dice Bruxelles, spetta all’autorità italiana di gestione del Feamp e ai suoi organismi intermedi selezionare e sostenere le operazioni previste da tale programma operativo. Roma batta un colpo, in altre parole.

Il mio intervento nella plenaria del 14/01/2020

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Desidero innanzitutto augurare buon lavoro ai nostri vicini croati, un popolo con il quale noi italiani condividiamo anche uno splendido mare.

Il Mare Adriatico ci offre tanto buon pesce, ma in questi ultimi anni è stato bersaglio di DURE politiche restrittive da parte dell’Unione Europea.
Non da ultime le TAC in vigore dal 1° gennaio 2020 e altre riduzioni, come il taglio del 10% delle giornate in mare dei pescatori a strascico, che rischia di ridurre del 40% la sola produzione ittica italiana.

Tutto questo è stato causato dalla Commissione Europea che, invece di consultare il Parlamento in un’ottica di co-decisione, ha preferito bypassarlo e agire in sede di Commissione Generale per la Pesca del Mediterraneo (CGPM).

Per questo, È IMPORTANTE RAFFORZARE IL COORDINAMENTO TRA I NOSTRI STATI, e presentarci COMPATTI contro questo tentativo di delegittimazione del Parlamento, che è la voce dei cittadini.

L’impegno di Italia, Croazia e Slovenia per la pesca dev’essere CONGIUNTO per difendere e tutelare i pescatori, in un’ottica di buoni rapporti di vicinato.

Auspico, dunque, che questo semestre presidenziale possa fare tanto e bene per tutelare il comparto ittico europeo, iniziando col sostenere l’ammodernamento delle imbarcazioni e le misure socio- economiche nel Nuovo FEAMP.

Vista poi la presenza della Commissione, chiedo -e mi aspetto una risposta chiara- se intendono iniziare i negoziati o ritirare la proposta relativa al piano pluriennale dei piccoli pelagici dell’Adriatico, arenato da ormai troppo tempo.

Solo con politiche più efficaci, semplici e accessibili potremo garantire sviluppo e crescita economica di cittadini e imprese europee. Rafforziamo, quindi, anche i programmi di cooperazione regionale tra Stati, promuovendo ad esempio Interreg.

 

Europa vuole vietare imballaggi plastica, colpo a industria italiana da 7,8 mld

La Commissione Europea ha annunciato l’intenzione di introdurre il divieto al commercio in tutta l’Ue degli imballaggi di plastica monouso. Sarebbe una catastrofe per l’industria italiana, in particolare quella dell’Emilia-Romagna, leader mondiale proprio nel settore della costruzione di macchinari per il packaging con 4,4 miliardi di fatturato annuo delle imprese locali, il 61,9% del totale nazionale.

Un’industria che vale 7,8 miliardi di euro all’anno, con oltre 200 industrie e 350 mila piccole e medie imprese che danno lavoro a migliaia di italiani. Un colpo al cuore del made in Italy industriale che avrebbe gravi ripercussioni anche sull’agroalimentare, che assorbe il 60% della produzione di questi macchinari. Dopo la plastic tax del governo Pd-5 stelle, un nuovo tentativo di distruggere l’economia italiana nel nome del falso ambientalismo: tutelare l’ambiente non vuol dire mandare sul lastrico famiglie e imprese, ma promuovere una transizione che consenta ai produttori e ai mercati di adeguarsi a un nuovo paradigma.

Ecco perché noi della Lega ci opporremo in Parlamento Europeo e in tutte le sedi a proposte che vogliono mettere al bando un’intera industria. Mi chiedo che ne pensa il governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, dal momento che questa geniale idea arriva da quella Commissione europea di cui il Pd, con l’ex premier Paolo Gentiloni, è parte integrante.

Pesca: con le nuove regole UE a rischio il 40% della produzione Ittica Nazionale

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Le misure imposte dall’Unione europea sui limiti a catture e giornate di pesca nel mar Adriatico e nel Mediterraneo occidentale, come il taglio del 10% delle giornate in mare dei pescatori a strascico a partire dal primo gennaio 2020, rischia di ridurre del 40% la produzione ittica nazionale. In questo modo, apriamo defintivamente la porta all’invasione di pesce extra-Ue, catturato in condizioni spesso di sovrasfruttamento e con mezzi altamente inquinamenti.

Altro che lotta per l’ambiente.

È ora di dire basta a una politica europea che dipinge e tratta i nostri pescatori come il male assoluto, chiudendo più di un occhio su quanto c’è dietro il pesce che importiamo, anche da altre zone dello stesso Mediterraneo. Purtroppo, le regole per il 2020 non si potranno cambiare in corsa, ma occorre lavorare in sede Ue e sui tavoli internazionali per fare in modo che gli scambi commerciali nel settore ittico siano improntati al rispetto di standard comuni. E occorre fin da subito che la Commissione introduca sostegni adeguati al reddito dei nostri pescatori.

Con ok della UE a deroga vongole salvato comparto da 140mln

Mancava solo l’ultimo atto ed è finalmente arrivato: con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, la Commissione europea ha dato il via libera definitivo alla deroga per il 2020 per la pesca delle vongole in Italia, che consentirà alle nostre marinerie di catturare gli esemplari a partire da una taglia minima di 22 millimetri, contro i 25 imposti nel resto d’Europa. Si tratta di una vittoria frutto anche del grande lavoro che, a nome della Lega e del gruppo Identità e democrazia al Parlamento europeo, ho condotto a Bruxelles negli scorsi mesi, dinanzi alle resistenze delle lobby spagnole, nostri principali concorrenti sul mercato Ue. La loro opposizione, che ha trovato l’appoggio soprattutto del gruppo socialista di cui fa parte il Pd, ha rischiato di compromettere i grandi risultati ottenuti dai nostri pescatori, i quali, dati scientifici alla mano, hanno dimostrato come la pesca delle vongole nei nostri mari sia pienamente sostenibile sotto il profilo ambientale. Alla fine abbiamo vinto noi e soprattutto un comparto che vale, con tutto l’indotto, ben 140 milioni di euro all’anno.

L‘ufficialità dell’Ue è arrivata, come avevo denunciato nelle scorse settimane, con qualche giorno di ritardo rispetto alla ripresa delle attività. Per fortuna, anche per via delle nostre pressioni, il ministero aveva emesso un decreto che ha consentito ai nostri pescatori di continuare le pesca delle vongole al di sopra dei 22 millimetri nell’attesa della conclusione dell’iter burocratico. Adesso, occorre lavorare perché questa deroga non diventi ogni anno motivo di negoziazioni e lungaggini burocratiche, con conseguenti incertezze per il comparto.